31/03/2008
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20:54
Scritto da: matinese1
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11/03/2008
Il materismo di Giorgio De Cesario
GIORGIO DE CESARIO
Architetto, pittore, scultore, grafico, nasce a Matino (Le) il giorno di Capodanno del 1956.
Dal 1989 docente di progettazione presso l'Istituto Statale d'Arte di Grottaglie (Ta). A Matino frequenta la locale scuola dell'obbligo, stupendo da subito i suoi insegnanti per le eccezionali doti artistiche che dimostra nella realizzazione di opere giovanili in gesso, in ceramica, su tela e altri supporti, ma sopratutto curando le illustrazioni dei giornalini scolastici di cui diviene il più grande animatore. Comunque le sue esperienze continuano con studi approfonditi in ogni campo dell'arte.
E le sue opere diventano così un compendio di tutto ciò: le sue " modelle " e i suoi "manichini"
non sarebbero mai esistiti senza i suoi trascorsi romani nell'ambito del design e della grafica pubblicitaria; ed ancora, i suoi sfondi e i suoi ghirigori pieni di cromatismi abbaglianti, ed accattivanti nello stesso tempo, non avrebbero mai colpito i nostri occhi senza le sue ricerche e le sue sperimentazioni nell'ambito della decorazione pittorica; e che dire della sinuosità delle sue forme? Le tecniche incisorie apprese ad Urbino, in due anni di intensa attività e in un clima di studi raffaelliani, hanno sicuramente contribuito a creare la loro " leggerezza". Contemporaneamente l'artista fa numerose esperienze lavorative in aziende grafiche e nel 1978 apre a Matino (Lecce) il suo studio dove si occupa di grafica, design, architettura, ma dove, soprattutto, continua a coltivare il suo amore per l'arte, studiando
tecniche e soggetti nuovi per le sue tele e le sue sculture.E' proprio in questi anni di ricerca che, dopo un
sogno particolarmente illuminante, come lui stesso afferma, riesce ad elaborare il suo stile pittorico
personalissimo abbandonando il realismo caravaggesco degli anni precedenti.Uno stile nuovo quindi fatto
di personaggi con volti in argilla che si muovono su uno sfondo cromatico sempre più vivido, quasi a rappresentare, su qualsiasi supporto, la realtà onirica che l'artista aveva vissuto in quella famosa visione notturna: "
...figure trafugate da grotte ...inquietanti personaggi insorgono, tristi e dignitosi, timidamente implorano aiuto
e solidarietà" (Maddalena Caruso).
Opere pittoriche, incisioni, sculture si susseguono in questo desiderio di sperimentare sempre nuovi mezzi e
di espimere sempre nuove sensazioni attinenti sia il mondo dell'attualità che quello della filosofia e della storia.
Negli anni '80 la sua attività artistica prosegue e proprio in questi anni il suo bagaglio di esperienze
si arricchisce ulteriormente grazie ai continui viaggi nel mondo che lo portano a contatto con culture e
popoli diversi. La vita frugale dell'Europa dell'Est e quella opulenta della Corsica diventano uno stimolo
per esplorare l'interiorità dell'uomo europeo che viene subito messo a confronto con l'assolata vita africana.
Ed ecco quindi i vagabondaggi in Egitto, Tunisia, Marocco, Senegal e le tanto amate isole di Capo Verde, da dove
riporterà nuove impressioni cromatiche che trasferirà poi sulle tele degli anni'90 insieme alle forme plastiche e
alla luce di quei luoghi che tanto lo hanno colpito. Col nuovo millennio l'artista
incrementa la sua popolarità tramite Internet, grazie al quale tutto il mondo arriva a conoscere le sue opere come
attestano i continui apprezzamenti provenienti dai paesi più lontani.Attualmente Giorgio De Cesario
vive ed opera a Gallipoli nella sua casa-museo, Villa Maritati De Cesario, da lui sapientemente
ristrutturata ed ampliata. E' un grande e scenografico contenitore d`arte denominato "La Casa degli Artisti",
una costruzione ultramoderna, caratterizzata da un certo eclettismo di stili un pò orientaleggianti
e un pò mediterranei,comunque energicamente innovativa, che ben si confà con il paesaggio urbano circostante.
Oltre ad ospitare la Galleria Permanente dell' artista,la Casa-Museo, di circa 1.000 metri quadrati,
è destinata ad ospitare mostre temporanee,presentazioni di libri, concerti e performance teatrali
ed è inoltre attrezzata per accogliere, con la formula del b.& b. artisti e amanti dell'arte provenienti
da tutto il mondo.
sito ufficiale dell'artista www.giorgiodecesario.it
sito della galleria permanente dell'artista www.lacasadegliartisti.it
visiona il video http://www.youtube.com/watch?v=8bsiP94jBnM
LE ENIGMATICHE TRASFORMAZIONI FIGURALI DI GIORGIO DE CESARIO
di Max Hamlet Sauvage
Il nodo pittorico che si svela nei dipinti-sculture di Giorgio De Cesario verte con evidenza percetti-va e realizzativa nella conquista della plasticità. Le sue figure, nello studio dell’anatomia del corpo umano, acquistano una nuova linfa di significato, sia spaziale che allusiva. Ed è con queste premes-se culturali e psicologiche che devono essere letti i sintetici dipinti del pittore e scultore G. De Cesa-rio.
Le sue forme pittoriche e scultoree sono plasticamente nette, definite con un intendimento scul-toreo, ma in esse l’aspetto che maggiormente affascina è l’organico slittamento figurale dello spazio del piano nei suoi volti di porcellana, una interpretazione metafisica del corpo, del suo rapporto con l’anima.
Lo spazio in cui le figure sono presenti è chiaramente interiore, un puro fondale senza ca-ratterizzazione prospettica o fisica.
Il colore, dalle tonalità pastello, verde acqua, azzurro, nel suo potenziale a volte mono-cromatismo, annulla
ogni effetto di plausibile realismo.
La spinta artistica di Giorgio De Cesario origina e si orienta da quello che esprime di necessità l’epoca contempora-nea. Vale a dire di penetrare la realtà nel contesto di una interrogazione osmotica in cui la mente umana stabilisce un diretto rapporto con l’oggetto del costume e la natura, addivenendo ad una sin-tesi cognitiva che motiva il caso particolare
del soggetto specifico con l’insieme dell’universalità poetica.
L’arte moderna subisce una radicale trasformazione dovuta, da una parte, alla stilizzazione
lineare della figura ridotta a spigoli, e dall’altra, all’avvicinamento delle culture artistiche
africane che fungono da confronto e da riferimento cui guardare come modello nella nuova estetica
proposta da Pablo Picasso e delle avanguardie artistiche del primo Novecento.
Il pittore Giorgio De Cesario non ha mai aderito ad alcun movimento codificato,
perché segue una propria strada istintuale. Il suo dipinto “Il nudo allo specchio”
diventa un monumento alla figura, pur avendo come debitore Amedeo Modigliani
ed altre parentele. Del resto, l’arte precede così le strane coincidenze
prendendo spunto per creare nuove forme diverse. L’enigmatica deformazione delle sue figure,
di valenza “espressionista”, penetrano le contraddizioni della vita nell’attuale ciar-pame odierno
della decadenza umana, per affermare una ricerca di sicurezza che,
consapevole o meno da parte del pittore, determina il suo evento artistico
come fatto di consapevolezza tra la men-te e la materia,
tra il desiderio e il tempo dell’attesa. Una pittura, quella di Giorgio De Cesario,
di condensata energia, un affascinante ed evocativo viaggio nel corpo e nella mente del pittore,
in cui la sensibilità della poesia emerge con pronunciata e lucida intensità.

GIORGIO DE CESARIO : IL VOLO NEGATO
di Eugenio Giustizieri
Quando si ha il coraggio di esplorare la propria vita, allora si può guardare anche a quella degli altri e soffermarsi, con uguale, dolorosa naturalezza sulle ferite aperte, sulle piaghe che mai potranno rimarginarsi e su bocche spalancate che annunciano nascite e morti.
E’ questa straordinaria sincerità morale a rendere emozionante ed incredibile la produzione artistica di Giorgio De Cesario. E’ una storia a ritroso, dipinta e scolpita dall’oggi allo ieri, scavando oltre le radici insospettate dell’infelicità del presente. Alla fine, nulla resta della storia dei volti e delle maschere, a parte la memoria di una sconfitta necessaria. Su questa sconfitta si apre la ricerca dell’artista. Con crudele semplicità la
composizione ne elenca i termini mediante le applicazioni e manipolazioni di oggetti tratti dal passato. Già, il passato. Il pensiero può permettersi di andare a ritroso, di scavare nei gesti, negli sguardi di un volo negato, nelle parole di un giorno, di un anno, di una vita precedente. Non è un banale flashback, quello scelto dall’artista. Sono frammenti selezionati in ordine inverso, dal più vicino al più lontano, per scoprire come tutto èiniziato e poi concluso. L’emozione più forte è vedere, in entrambi i casi, la teoria alla prova dei fatti,l’intuizione che diventa linguaggio, la sperimentazione che crea un nuovo mondo di immagini, in grado di essere
captate da ciascuno.
De Cesario coglie il mondo alla sprovvista, usa il frammento per scardinare una realtà ancora più vera di quella
che appare nel quotidiano. Così continuamente si ricrea la funzione metaforica del linguaggio, figure di uomini
vuoti, impagliati che hanno commesso l’errore di credere che il progresso proceda in linea retta. Ma hanno preteso
troppo, hanno voluto mordere un boccone troppo grande per le loro bocche. Così, da un’esistenza in technicolor,
dalla conoscenza attraverso gli eccessi, dalla libertà radicale, sono passati di colpo alla sconfitta.
E’ una sconfitta che l’artista racconta con impeto ed energia, ma anche con una meravigliosa serenità, quasi
infantile, e una profonda sensibilità psicologica, concretizzando l’impressionante capacità di restituire il clima
della nostra epoca e i sussulti del cuore di personaggi ricchi di sfumature, di slanci, di cammini intrapresi e mai
interrotti.
La sua è epopea avvincente che, nonostante tutto, trasuda voglia di vivere, rimpiange tutto ciò che c’è da
rimpiangere, senza evitare di affondare la lama negli errori e nelle ingenuità dei nostri anni.
Troppo frettolosamente messi in archivio. Intensità, vicinanza, dolore, solitudine e compostezza rappresentano le
coordinate di una umanità che esiste, e crede, e spera, e si arrende. Senza far rumore, col grido che resta sospeso
in gola.
De Cesario centra il bersaglio del silenzio e, all’astuzia dei potenti, degli accademici, delle ideologie,
contrappone l’attesa della rivelazione del reale, la sua infermità, la sua complicità con gli uomini semplici,
la sua attenzione all’ignoto, dentro e fuori di sé. Tutto è pervaso da uno spirito misterioso e visionario;
un impalpabile filo rosso aggrega i cieli evocati di un qui e di un altrove sconvolti e, con insolita semplicità,
lancia il suo messaggio all’osservatore senza eccedere in retorica, in una sorta di gioco illusionistico che non può
che lasciare sgomenti.
E’ la storia che lacera l’uomo in fantasmi e lascia affiorare le debolezze di un’emozione irripetibile e, a tratti,
selvaggia. E’ il silenzio di voci smorzate che lascia affiorare la debolezza umana, la sua vulnerabilità,
la sua sofferta fantasia, fino ai presagi di morte. Il destino di chi è santo e dannato, angelo e demone.

ARTE COME ESPRESSIONE PITTORICA, DECORATIVA, MATERICA E GRAFICA
DI BIAGIO PRATICO'
Giorgio De Cesario è un artista poliedrico che sfrutta al massimo le sue conoscenze nei vari campi in cui opera (architettura, arredamento, design, grafica, fotografia, pittura, scultura) per farne elemento fondante della sua arte intesa come espressione pittorica, materica, decorativa, grafica.
Ogni sua opera è caratterizzata, infatti, dall'amalgama di elementi decorativi e grafici con elementi sculturei rappresentati per lo più da volti in argilla di colore bianco, all'apparenza inespressivi, emaciati, corrosi dal tempo, che balzano dalla tela sovrapposti su colli lunghi e lineari con l'orecchio ingentilito da un orecchino che richiama la simbologia egiziana in cui quello destro riceve il soffio della vita e il sinistro quello della morte.
Sono per lo più volti e corpi di donna, colti nella loro eroticità e nella loro quotidianità, che incarnano
l'attualità del nostro tempo, tasselli di una realtà vera e, nello stesso tempo, immaginaria che De Cesario
vive e si costruisce con intesità da ben oltre quindici anni.(E' il duale che traspare da tutte le opere).
Epoca in cui, abbandonati Caravaggio e Giorgione (i due artisti che hanno inizialmente influenzato la sua
pittura e di cui ancora si sente la presenza dell'utilizzo dei chiaro scuri)dà una svolta alla sua ricerca
con l'impiego di tecniche nuove e diverse con un'opera "La Procreazione" in cui il personaggio è un bambino
con il volto in rilievo,con una faccia amorfa, con il collo lungo in primo piano, che ha segnato l'abbandono
dei volti e delle donne stilizzate. Un'opera nata spontaneamente, senza alcun progetto alla base.
De Cesario, quasi in trance, guidato da una mano esterna, incomincia il suo cammino, con questo personaggio
dalla "faccia da morto" che va a "colpire" tutti i problemi fondamentali della nostra società.
Anche se i volti, i personaggi, a prima vista, non sono normali e sembrano non essere reali,
osservandoli attentamente si scopre che ogni volto ha la sua espressione in funzione dello scopo
per cui è nato e si ricollega con la realtà attraverso la ricerca dei colori che rimandano
all'impressionismo e all'espressionismo per collegarsi al romanticismo,mentre il sistema di
ricerca pittorico-decorativo e grafico richiama il dadaismo.
Ed anche se non emerge con chiarezza il legame con il cubismo la " donna dagli otto volti"
fa preludere ad una estensione anche in questo campo.
Non una pittura, quindi, fine a se stessa, ma la pittura che ci trasmette un messaggio che viene da lontano.
De Cesario, quando produce si apparta dal mondo per vivere nel suo mondo, in quel mondo che egli si è immaginato,
dove attorno ad un tavolo banchettano molte persone, che vivono da tantissimo tempo e che non hanno una
loro forza espressiva, che però viene data da lui. Praticamente de Cesario
é il burattinaio che muove i fili della loro storia. Sta facendo vivere questi personaggi. E non soltanto.
Li fa vivere con ironia, non con tragicità.

IL SIMBOLISMO DEL SOGNO NELL'ARTE DI GIORGIO DE CESARIO
DI PAOLA BERARDI
Fluenti e morbide linee definiscono esili corpi immersi in una dimensione onirica.
Si tratta della raffigurazione di una realtà celata dietro volti realizzati come raggelanti maschere in cui si concentra tutto il potere espressivo di una densa comunicazione spirituale. I volti in rilievo, densamente materici, contrastano e sublimano la forza del diffuso decorativismo lineare sottolineato drammaticamente e in maniera quasi ossessiva da figure serpentinate. È evidente il riferimento al simbolismo del sogno e alle inquietitudini surrealiste che De Cesario rivisita attraverso un linguaggio figurativo immediato che gli permette di registrare dolentemente una drammatica realtà sociale.

LA CASA DEGLI ARTISTI
Visiona il video La Casa degli Artisti http://video.google.it/videoplay?docid=-2911185393710360781
La Casa degli Artisti, presso Villa Maritati De Cesario, è una nuova realtà della Città di Gallipoli.E' un grande e scenografico contenitore d'arte , circa 1.000 mq, che, oltre ad ospitare la Galleria
Permanente del Maestro Giorgio De Cesario , intende promuovere nel territorio
diverse manifestazioni artistiche, spaziando dalle mostre di
pittura e scultura alla presentazione di libri, dalle serate musicali alle performances teatrali.
Originariamente La Casa degli Artisti era una vecchia villetta anni '50, che ora
l'Arch. Giorgio De Cesario ha sapientemente ristrutturato, rendendola esempio di uno stile architettonico
eclettico,decisamente innovativo in quello che è il paesaggio urbano circostante.
Entrando in questa residenza si viene subito a contatto con l'ampia zona espositiva, un'area di circa 300 mq,
sovrastata da un imponente muro-scultura, visibile anche dall'esterno, dedicato al Prof. Giorgio Maritati,
latinista e noto docente di Materie Letterarie negli anni '60 e '70 e primo proprietario di questa residenza.
Sul muro-scultura infatti è riportata la prima strofa di un carme saffico dedicato a Gallipoli
che Giorgio Maritati, padre della sottoscritta, compose nel lontano anno scolastico 1962/63 e che
fu poi pubblicato nell'Annuario della Scuola Media Statale di Gallipoli (l'antica Scuola Media G.B.Crispo
ora scomparsa). Tutt'intorno le opere e gli affreschi di Giorgio De Cesario, che attirano lo sguardo attonito dei visitatori con i loro stupefacenti effetti cromatici e con quei personaggi diafani, misteriosi, eppure tanto simili a noi nelle loro espressioni sul volto d'argilla. E già da questo primo grande ambiente si rimane stupiti dal magico mix tradizione-innovazione che è il leit-motiv di tutta la struttura. Un'ampia scalinata porta al piano superiore, dove continua la zona espositiva, e dà accesso ad un'altra ala dell'edificio che ospita un esclusivo bed & breakfast per artisti ed
amanti dell'arte. Qui ogni stanza è dedicata ad un artista diverso: Mondrian con le sue geometrie cromatiche,
Van Gogh con la sua Stanzetta, Bach e le sue note baroccheggianti, Leonardo con i suoi misteri, D'Annunzio con
tanti ghirigori liberty e poi ancora, al secondo piano, Canova con le sue forme neoclassiche. E ovunque portali
un pò orientaleggianti, un pò mediterranei con ceramiche coloratissime stile Andalusia e poi grandi vetrate
ultramoderne, muri geometricamente zigzaganti e piramidi, e per finire un attrezzato laboratorio dove artisti e
dilettanti potranno cimentarsi nella creazione di opere d'arte e ancora un vasto terrazzo panoramico con piscina
idromassaggio che invita a rilassarsi e a sognare,soprattutto all'ora del tramonto. Ogni angolo nasconde delle sorprese, degli scorci insospettati e non si finisce mai di scoprire nuovi dettagli e nuovi punti di vista. Non a caso molti l'hanno definita la casa delle fiabe o la casa delle fate. Noi che ci abitiamo abbiamo realizzato il nostro sogno di una vita, quello di vivere quotidianamente dentro un'opera d'arte, sensazione che riusciamo a trasmettere con successo ai nostri ospiti
e agli amici che ci vengono a trovare.
MOSTRA PERSONALE DI GIORGIO DE CESARIO
Titolo dell'evento: "ARTE COME ESPRESSIONE PITTORICA, DECORATIVA, MATERICA E GRAFICA"
A cura di: Maria Cristina Maritati
Testi di Biagio Praticò e Paola Berardi
Mostra personale di: Giorgio De Cesario
Sede: La Casa degli Artisti via Lepanto, 1/9 - 73014 Gallipoli (Le) Italia tel. 0833/261865
Durata: Dal 1 marzo al 30 Giugno 2008
Apertura al pubblico: tutti i giorni dalle ore 16,00 alle 20,00; Ingresso libero e gratuito
Giorgio De Cesario
Architetto, pittore, scultore, grafico, nasce a Matino (Le) il giorno di Capodanno del 1956.Docente di progettazione
presso l'Istituto Statale d'Arte di Grottaglie (TA).Dal 1 marzo al 30 giugno 2008
presso La Casa degli Artisti di Gallipoli (Le) presenta 150 opere tra tele, sculture, vasi in ceramica,
incisioni calcografiche e xilografiche. Inoltre sono di grande rilevanza alcune sculture lignee,create
dall'assemblaggio di vecchi legni raccolti in riva al mare e dai quali De Cesario è riuscito a ricavare
i volti e le espressioni dei suoi personaggi. Questa grande mostra, aperta anche alle scolaresche,
evidenzia ancora una volta la versatilità dell'artista che si muove con pari padronanza da una disciplina
all'altra, come ha già dimostrato nelle tante mostre precedenti che hanno avuto luogo in Italia e all'estero.
Col nuovo millennio l'artista incrementa la sua popolarità tramite Internet, grazie al quale tutto
il mondo arriva a conoscere le sue opere come attestano i continui
apprezzamenti provenienti dai paesi più lontani.Attualmente Giorgio De Cesario
vive ed opera a Gallipoli nella sua casa-museo, Villa Maritati De Cesario, da lui sapientemente
ristrutturata ed ampliata. Si tratta di un grande e scenografico contenitore d`arte,
una costruzione ultramoderna, caratterizzata da un certo eclettismo di stili un pò orientaleggianti
e un pò mediterranei,comunque energicamente innovativa, che ben si confà con il paesaggio urbano circostante.
Oltre ad ospitare la Galleria Permanente dell' artista,la Casa-Museo, di circa 1.000 metri quadrati,
è destinata ad ospitare mostre temporanee,presentazioni di libri, concerti e performance teatrali
ed è inoltre attrezzata per accogliere, con la formula del b.& b. artisti e amanti dell'arte provenienti
da tutto il mondo.

LA POLIESPRESSIVITA' DI GIORGIO DE CESARIO
Ciò che risalta all'occhio ad un primissimo excursus sui suoi lavori è un primitivismo pittorico fortemente simbolico dove i contorni racchiudono perimetrie di un'anima barocca densamente decorativa, coloristica e umorale.
Qui il dedalo segnico attolle l'ambiguo esistenziale a vertici onirici difficilmente imitabili. Qui si giuoca la significanza, qui si incolora la complessa identità di De Cesario che come il silvico dio Pan fa vibrare intorno a sè tanta più presenza di verde floreale quanto è più grande la sua voglia del momento di nascondersi,rifugiarsi nell'angolo più fresco, mimetizzarsi con l'intorno nel tentativo affabulante di mòlcere una inemendabile "Paura di vivere" e di apparire, anche se coscientemente percepita come necessario passaggio da consumare per poter transitare verso l'essere più maturo.
Come si costata, con questo tipo di opere, siamo molto lontani dalla candida ingenuità illustrativa di un Henri Rousseau, detto il Doganiere, anche se un certo modo di dipingere il paesaggio vegetale a larghi steli lanceolati richiama la esoterica e famosa "Incantatrice di serpenti".
Nulla di Giorgio De Cesario è edemico o bucolico, perchè egli è figlio diretto dei nostri tempi che andiamo vivendo. Egli ha filtrato storicamente, perchè culturalmente preparato, le ansie e le inquietudini surrealiste di un Max Ernest, le composizioni solenni e ieratiche delle grandi figure bizantine, l'espressionismo africano ed orientale, e, attrezzato di tutti gli elementi operativi grafico - contemporanei, ha assimilato antichi e nuovi simboli mentali come archetipi di possibile traduzione iconica, la più elementare e basilare mai realizzata.
Tutto questo per filosoficamente ammantare con forme accattivanti e con cromatismi esasperati una vita odierna che molto spesso nutre in sè lo spessore mucillaginoso e solipsistico dell'incomunicabilità.
Al di là di tutti gli estetismi e le apparenze cineramiche e fantastiche di questa società monitorizzata, al di là di tutti gli artifici stilistici per dirci felici nell'obbligo del "possesso" nevrotico a tutti i costi, di noi, dentro e fuori, rimane spesso e permane troppo spesso una sostanziale terribile "solitudine".
Fanno testimonianza di ciò molte immagini emblematiche di De Cesario, nelle quali fra la superficie intesamente decorativa si fa largo, risaltante nel biancore esistenziale, candida dopo una rigenerante "Procreazione" la silhoutte purificata della creatura.
Verità, ovvero della invenzione figurativa più clamorosa del nostro. Questa figura di una purezza ermafrodita imparagonabile si stacca dal piano, vissuto dei comuni, e stagliandosi prepotentemente alla vista, si propone alla vita come coscienza di sofferta partecipazione cristiana (vedi "Il Crocefisso"), facendosi carne e materia di "Madre con figlio", realizzandosi nel "Ritratto" fra anonimi in un atteggiamento espressivo statuario, sacrale, deificato ma umanamente coinvolto in quello che Heidegger chiama lo scotto dell'essere e del sentirsi identità precisa, singolo fra i consimili, pensiero che richiama esistenza, responsabilità, nudità dell'anima.
Giorgio De Cesario rappresenta de facto, con queste opere, un ponte culturale tra inquietudine dell'anima occidentale e mitteleuropea così verticalmente protesa ad un controllo sempre più razionale del significato di Persona e l'emotività effervescentemente cromatica dell'anima orientale e mediterranea ricca di sensualità vitale, pregna di gioia barocca ed istintuale.
Qui sta l'essenza di questa pittura d'autore: in questo contrasto tra l'edonismo del fondo e la tensione morale del protagonista.

MATERISMO E COLORE IMMAGINIFICO: L'ARTE DI GIORGIO DE CESARIO
di MARIA CRISTINA MARITATIQuesta è l'arte di Giorgio De Cesario, un'espressione nuova eppure antica se consideriamo i particolari, la nettezza dei tratti, lo studio del colore.
I volti in rilievo, i giochi cromatici sottolineano i soggetti delle tele che non sono solo di origine filosofica, come ad esempio "Sacro e profano" e "Paura di Vivere", ma molto spesso riguardano temi e problemi di attualità come "La Depressa", "Gli Extracomunitari", "La Cometa di Halley".
Filosofia e realtà che si compenetrano, che parlano a chi osserva e nello stesso tempo lo lasciano libero di interpretare, di fantasticare, di perdersi in pensieri da tanto tempo persi di vista per ritrovare infine se stessi nella mente, nel corpo e nell'anima.

SOLITUDINI NELL'ARTE DI GIORGIO DE CESARIO
di ANTONIETTA FULVIO
MASCHERE, SENTIMENTI E COLORE
di EMMANUEL MONS DELLE ROCHESono bianchi (senza colori, o di tutti i colori?) in un universo ricco di colori,forse perché l'artista lascia allo spettatore la libertà di scegliere il suo colore; inoltre l'apparenza dissocia questi esseri dalla realtà : non sono capaci di comprenderla, e si fabbricano una maschera (che non nasconde i loro sentimenti, lo ripeto).
Forse il loro spirito (dissociato dal corpo e dalla realtà esterna, cosa che spiega questi colli lunghi), è di una natura diversa dalla realtà "tangibile".
Nel lavoro di De Cesario credo ci sia tutto questo. Soltanto il suo autoritratto è differente: egli è soltanto bianco e "oggettivo"; gli altri sono neri: sono quindi l'incognita perfetta. Ma forse mi sbaglio sulle sue intenzioni.
La libertà che lascia la sua arte implica ugualmente quella da sbagliarsi.
Ne sono, in ogni caso, sedotto.
17:50
Scritto da: matinese1
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